Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il calamaro e la balena (The squid and the whale, Noah Baumbach, 2005)

Ricorda un po’ certi racconti di Carver, per il minimalismo dello stile, del racconto, per la volontà di costruire le scene senza dire troppo, ma rivelando tutto. Affronta un tema ormai canonico (la separazione, i figli, i rapporti marito e moglie post divorzio) ma lo fa con un piglio rilassato, giustapponendo una serie di quadri-scene [e in questo forse si sente l’influenza di Anderson, qui produttore].
Ma Baumbach sa anche dare alla sua storia un afflato di sincerità, una spinta al racconto a focale stretta (in pratica i personaggi del film coincidono con i componenti della famiglia Berkman), senza per questo girare a vuoto o dare una sensazione narrativamente claustrofobica. Certo con attori del genere è difficile sbagliare, specie se mantengono le loro performances su meravigliosi parametri di understatement, non esplodendo mai in furiose liti, non accentuando mai le emozioni o le scenate (il che è ovviamente anche farina del regista-sceneggiatore). È evidente che la materia è sentita dal suo autore ma portata ben oltre i limiti di uno squallido autobiografismo, nutrendosi di letteratura, cinema (colto, si cita la nouvelle vague), avendo però anche cura di autoironizzare su certi atteggiamenti intellettuali eccessivamente snobistici (avvicinandosi in questo, ma mantenendo il suo stile più “essiccato”, a certe filippiche alleniane).
The squid and the whale (per altro titolo bellissimo, cui rimanda l’immagine finale del film) accoglie in sé molti dei canonici spunti della commedia agrodolce americana (il divorzio, rapporto genitori/figli, la competizione tra due artisti – che qui sono marito e moglie – l’artista e i suoi allievi) ma lo fa senza farsi affossare dagli assunti e dagli esempi classici; Baumbach li sfiora appena come sfiora la vita dei suoi protagonisti con tocco leggero e che sa quando e dove fermarsi.

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2 risposte a “Il calamaro e la balena (The squid and the whale, Noah Baumbach, 2005)

  1. deliriocinefilo 2 marzo 2007 alle 14:54

    un kramer contro kramer raddoppiato con sensibilità, meno fracassone, semplice e come ben dici molto novelle vague

  2. NoodlesD 2 marzo 2007 alle 16:58

    la prova che il cinema americano quando vuole sa essere leggero e profondo, ed “europeo”

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