Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Volver (Pedro Almodovar, 2006)

Ha richiamato le sue attrici del passato (prossimo e remoto), don Pedro, perché il suo ritorno alla Mancha e al suo gusto cinematografico più consono fosse davvero completo. E Volver è questo, che non è poco, ma neanche di più. Ammettiamolo, la Palma sarebbe stata eccessiva, specie se confrontato con Tutto su mia madre, cui questo si lega in maniera neanche troppo velata.
Ci sono le donne, e soprattutto i ginecei, i matriarcati di Almodovar; la vita è donna nel suo cinema e le donne sono tutto, il tramite tra un mondo e l’altro, coloro che accudiscono gli altri mentre al contempo tessono tra loro una trama fitta e parallela, un rapporto che è insindacabilmente segreto e “massonico”, al di fuori di ogni altra realtà sociale (o televisiva).
Lo sguardo del regista è (forse volutamente) meno partecipe e passionale rispetto al suo titolo più famoso. L’inizio è un po’ lento e la scena sul finale della panchina è ridondante, in quanto esplicita a parole (a nostro modesto parere sbagliando di grosso), ciò che era risultato ben chiaro a qualsiasi spettatore attento già dieci minuti prima e con una forza icastica ben maggiore proprio dalla rivelazione “muta” nell’intensa espressività della Cruz.
Bloccato da alcune sequenze che partono e non trovano poi una vera e propria risoluzione e da alcune stilettate alla tv spazzatura troppo qualunquiste e rapide per essere davvero efficaci e non risultare già viste, tuttavia, Volver ha comunque un suo fascino. Meno melodrammatico di quanto si potesse pensare, ma neanche sguaiato come poteva esserlo il cinema dei primi anni di Almodovar. Merito di questo fascino sta in un equilibrio ammirevole della regia e soprattutto nel cast perfetto e in particolare in Penelope Cruz, su cui una cosa è chiara: avrebbe meritato da sola il premio come miglior attrice a Cannes (senza nulla togliere alle altre, ma la sua procace, sboccata e popolaresca Raimunda è davvero sublime) e quando recita per Almodovar è tanto intensa e seducente quanto insignificante e brutta nelle trasferte a ollivùd. E quindi mi sono accorto che sono due le cose chiare.

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10 risposte a “Volver (Pedro Almodovar, 2006)

  1. keyrock 8 giugno 2006 alle 4:08

    anche a me è piaciuto tantissimo. peccato non poterlo apprezzare in lingua originale. ho l’impressione che nel doppiaggio perda molto
    ciao

  2. Avag 8 giugno 2006 alle 11:37

    ma la scena iniziale al cimitero e’ bellissima! da sola evoca un mondo!
    condivido l’inutilita’ delle stilettate contro tv e cellulari: non trovi che forse ambientare il film direttamente negli anni ’50 /’60 a cui rimanda come iconografia, lo avrebbe reso piu’ compatto?

  3. UnoDiPassaggio 8 giugno 2006 alle 13:38

    Mmm. Comincio a pensare che “Tutto su mia madre” stia diventando per Almodovar un boomerang. Sai già come la penso io. Ma aggiungo due o tre cose. La prima, secondo me qui non c’è alcun attacco alla tv spazzatura, la trasmissione trash C’E’ e basta, anzi le clienti di Sole ne sparlano ma ammettono di non poterne fare a meno. La seconda, concordo sul fatto che il premio doveva andare solo alla Cruz, nonostante anche le altre attrici siano superlative. La terza, la ridondanza della scena sulla panchina la trovo ridondantemente mélo, dunque bella, per non parlare della per nulla ridondante dissolvenza in nero finale con la tenda sullo sfondo. Tiè.
    P.S. ..che ci facevi in giro alle quattro e mezza di notte?.. ^^

  4. NoodlesD 8 giugno 2006 alle 15:08

    @key col doppiaggio si perde sempre qualcosa… ma tant’è finché non si decideranno anche qui al cinema bilingue…

    @avag la scena iniziale sì, ma dopo ho avuto l’impressione che si impantanasse un po’. sì, forse hai ragione, però al contempo ambientarlo ora ma con un atteggiamento retrò favorisce quell’idea della Mancha come luogo perduto dell’infanzia, cui tornare per recuperare ciò che è andato (forse non per sempre).

    @uno la tenda è meravigghiosa…
    eh io vivo di notte ^^ e sono tornato tardi dal cine… mi sono intrattenuto ^^

  5. latendarossa 8 giugno 2006 alle 15:50

    Condivido la recensione, ne ho parlato anche dalle mie parti, soprattutto l’osservazione su Penélope, tanto seducente quanto insignificante altrove…il film a mio parere è molto bello, non sono un esperto di Almodovar per dichiarare se è uno dei suoi migliori, ma che ci vuoi fare? Già solo se penso che nessuno in Italia fa/farebbe un film così mi fa invidiare gli Spagnoli! 🙂

  6. utente anonimo 8 giugno 2006 alle 17:36

    Penelop Cruz in questo film è fantastica, bella come una donna vera (altro che anoressichic) che ti fa sentire fiera di esserlo anche tu.

  7. NoodlesD 8 giugno 2006 alle 19:44

    @ tenda verrò subito a leggerti ^^
    si cmq piaccia o non piaccia, non si può dire che almodovar no abbia uno stile personale.

    @ utente anonimo, orgoglio femminile? 😀

  8. mafaldablue 9 giugno 2006 alle 20:06

    la scena iniziale del cimitero è geniale. A me il film è piaciuto molto. La sigla di Almodovar è proprio quella di mescolare un po’ di telenovelas e melodramma all’approfondimento psicologico di personaggi meravigliosi. Ammetto che l’intreccio e la forzatura telenovvellistica possano un po’ stancare. Però è uno stile talmente suo e talmente originale che a me piace molto. Conocordo sul fatto che tutto su mia madre era migliore.

  9. NoodlesD 10 giugno 2006 alle 0:07

    ah sul fatto che Almdovar sia originale e personale non c’è alcun dubbio, 😉

  10. deliriocinefilo 11 febbraio 2007 alle 0:24

    “Merito di questo fascino sta in un equilibrio ammirevole della regia e soprattutto nel cast perfetto e in particolare in Penelope Cruz”

    anche se irrimediabilmente in ritardo, quoto quoto e quoto.

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