Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Animale curioso, l’uomo. Quando si convince di avere delle defaillances o di sentire una mancanza, crea un manto talmente impenetrabile che si autoconvince che le cose stanno in quel modo e inconsciamente non fa nulla per modificarle convinto – sbagliando di grosso – che non ci sia soluzione. Ci convinciamo di un – presunto – dato di fatto perché è semplice, è un modo di aggirare l’ostacolo e non affrontarlo, ossia un modo di non risalire all’origine di quello stato di minorità, di scacco che ci angoscia, ma pure siamo troppo sfaticati – o timorosi – per mutarlo.
Ovviamente è più facile osservare questo processo negli altri. Oggettivizzando le cose tutto sembra più chiaro e si vorrebbe consigliare l’altro e indicargli la semplice via. E da qui nasce anche quell’altro tipico atteggiamento umano di origine ormai biblica: riuscire a scorgere il piccolo problema nell’altro e al contempo essere del tutto incapaci di vedere la trave nel proprio occhio.
E finisci anche col non sopportare gli altri, con le loro “stupide” e solite lamentazioni, quando vedi che si agitano come mosche in un bicchiere. Per riuscire a comprendere – in parte – l’immobilismo e il circolo vizioso dell’altro bisogna prima imparare a conoscere i propri e affrontarli. Se non altro questo ti da una certa superiorità morale che però non può tradursi automaticamente in legge applicabile sugli altri, perché ogni caso è a sé e perché ognuno deve trovare in se stesso la forza e il modo per sottrarsi allo scacco.

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2 risposte a “

  1. MainMan81 3 giugno 2006 alle 16:53

    Un modo di aggirare l’ostacolo.
    Per certi versi la vedo anch’io in questo modo. E’ un modo di scappare, autoconvincendosi che le cose si aggiusteranno da sole o, quantomeno, perderanno importanza.. E’ un rimandare all’infinito certe decisioni, come un compito troppo noioso da fare. Ma prima o poi viene il momento in cui, con le cose lasciate in sospeso, si devono fare i conti..
    E quando la cosa lasciata in sospeso non è altri che sé stessi , sono dolori..si rischia di rimanere impantanati per un periodo indefinito in una situazione di stallo, che autoalimenta la frustrazione verso sé stessi [quando lo si capisce] o verso un non meglio specificato aspetto della propria vita..
    Non troppo sfaticati per mutare il proprio stato ma, forse, inconsciamente terrorizzati di cambiare sè stessi, pensando che non si sa mai cosa si può diventare ma che l’attuale situazione di “scacco”, per quanto odiosa, consente tuttavia la sopravvivenza..

  2. NoodlesD 4 giugno 2006 alle 19:22

    questa mania della fuga deve avere una fine -_-

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