Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Enea contro Polifemo

[No, lo anticipo: non è un “sandalone” italico degli anni 60 né uno dei film di Bruno Bonomo, solo un titolo cretino che m’è venuto in mente per scrivere un post sugli studi attuali e fingere che sto studiando davvero].
L’ho già scritto, e tanto per sottolineare la mia atavica ignoranza lo ripeto: questo terzo libro dell’Eneide non mi ispira. Non mi annoia neanche, non posso dire che sia brutto – certo che mi potevo cercare anche un aggettivo critico un po’ meno generico eh.
Con questo Enea e socii che vanno da un’isola all’altra e incontrano (anzi evitano di incontrare) Scilla e Cariddi – cosa che avrebbe movimentato un po’ il racconto – e non fanno che rendere omaggio agli dei e poi ripartire, e poi di nuovo oracoli, vaticini, in un andamento ripetitivo che richiama la noia gran voce. Sarà questo III libro che è proprio amebico (in effetti lo sottolineava anche l’introduzione), ma spero proprio che il IV non sia così se no oltre a Didone, sulla pira ci butto pure l’Eneide.
Ad ogni modo, la tenacia (? ma chi io? ma si parla di me? della mia tenacia?) ad andare avanti (anche perché devo, non ho scelta, se voglio sostenere l’esame) alla fine premia. Eh sì, ho dovuto digerire circa 600 versi prima, ma alla quasi fine qualcosa di affascinante è venuto fuori. Mi riferisco ai versi di Polifemo, di quel Polifemo ormai accecato, dopo il passaggio dell’infelix Ulixes e al racconto che ne da Achemenide, comes dell’infelix di cui prima, cui Enea/Virgilio cede direttamente la parola, producendo un monologo di vivida e terrificante efficacia.

Hic me, dum trepidi crudelia limina linquunt,
immemores socii vasto Cyclopis in antro
deseruere. domus sanie dapibusque cruentis,
intus opaca, ingens. ipse arduus, altaque pulsat
sidera (di talem terris avertite pestem !)    620
nec visu facilis nec dictu adfabilis ulli;
visceribus miserorum et sanguine vescitur atro.
vidi egomet duo de numero cum corpora nostro
prensa manu magna medio resupinus in antro
frangeret ad saxum, sanieque aspersa natarent    625
limina; vidi atro cum membra fluentia tabo
manderet et tepidi tremerent sub dentibus artus –
haud impune quidem, nec talia passus Ulixes
oblitusve sui est Ithacus discrimine tanto.
nam simul expletus dapibus vinoque sepultus     630
cervicem inflexam posuit, iacuitque per antrum
immensus saniem eructans et frusta cruento
per somnum commixta mero, nos magna precati
numina sortitique vices una undique circum
fundimur, et telo lumen terebramus acuto          635
ingens quod torva solum sub fronte latebat,
Argolici clipei aut Phoebeae lampadis instar,
et tandem laeti sociorum ulciscimur umbras.
sed fugite, o miseri, fugite atque ab litore funem
rumpite.                                                           640

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2 risposte a “Enea contro Polifemo

  1. mafaldablue 27 maggio 2006 alle 19:57

    Il IV è bellissimo
    At regina gravi imadudum saucia cura…eccetera..

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