Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

«Horror has a face»…

Mi scuso anticipatamente per il titolo un po’ eccessivo e blasfemo, ma più che altro esso tende a citare un monologo di un personaggio caro a chi scrive e che in un certo senso molto ha a che fare con orrore interiore e mostri della coscienza.
Erica De Nardo è ormai tristemente famosa per quella strage insana di Novi Ligure. All’epoca più leggevo meno riuscivo a capire: c’era in me una rabbia sorda che mi portavano a un desiderio giustizialista e allo stesso tempo a un fascino malsano per quella vicenda. Se da un lato mi terrorizzava comprendere che una ragazzina poteva tramutarsi in un tale mostro dall’altro davanti all’evidenza dei fatti dovevo come tutti accettare che il mondo in cui viviamo s’è come capovolto e la violenza è interna più che esterna. Il nemico si nasconde tra le pieghe delle tende del salotto.
Pur dopo tanto parlare e discutere Erica non aveva ancora un volto definito. Era una ragazzina coi capelli bruni. Nient’altro. E oggi vederla al tg per la prima volta m’ha fatto uno strano effetto. Pare sia uscita per una partita di pallavolo. Un’uscita premio o roba del genere. E d’improvviso noi tutti conosciamo il volto di un’assassina così spietata e pure così inconoscibile, le cui motivazioni forse conosceranno solo gli psichiatri (anche se per quando uscirà probabilmente la tv sarà talmente vorace e vampiresca e inarrestabile di fronte a ogni tabù che già mi vedo il programmino con Erica ospite che cita per filo e per segno i momenti della strage, i motivi, gli antefatti… magari presenta Cucuzza! No, dai Cucuzza no… almeno questo!).
Ad ogni modo ora l’orrore ha un volto ed è un volto comunissimo, un volto anche dolce, carino, di una ragazza di vent’anni. Cosa cambia? dov’è il mistero? dov’è la linea che marca un animo dilaniato e terribile voragine di una violenza sanguinaria di rara efferatezza? Erica sorride sulle foto. Com’è normale che sia. Mi chiedo cosa sia rimasto dietro quel sorriso, cosa sarà la sua vita dopo. In un certo senso il carcere forse attutisce, crea una scusa, una pena, ma quando si è soli, liberi col peso del proprio operato cosa succede?
Vabbè dai, butto giù la maschera: quest’ultima riflessione credo risenta un po’ troppo (ma neanche tantissimo eh) della visione di Spider ieri.

Tra tanta retorica finisco in retorica. Disse qualcuno:

La morte
si sconta
vivendo

Annunci

7 risposte a “«Horror has a face»…

  1. SumireNoHasu 22 maggio 2006 alle 8:57

    Non vale, la frase della conclusione ti è venuta in mente parlando con me, non qui (prima non c’era -_- )

  2. Avag 22 maggio 2006 alle 11:31

    il mostro e’ sempre assopito dentro di noi, da qualche parte.. questa vita stupida e vuota che conduciamo porta a volte a farlo emergere nella maniera piu’ sanguinaria ed incomprensibile, ma potrebbe succedere a tutti.. qualcuno cura i propri dolori sublimando in libri e arte varia ma la massa schiacciata dal nulla cosmico e’ sempre piu’ a rischio, anche se la tv marchia chi esplode come terribili mostri, diversi da noi (la lunga campagna televisiva sul legame del nazismo con l’esoterismo e’ solo uno degli esempi piu’ macroscopici di questo voler annullare le responsabilita’)

    calo la maschera pure io: ieri ho visto bubble e mi sa che questo commento ne risente 😉

  3. NoodlesD 22 maggio 2006 alle 13:39

    socia il mio genio è in continuo aggiornamento

    avag, già, ma secondo me anche la tv s’è accorta che questi pseudo-mostri sono del tutto “normali”. è questo che inquieta secondo me, l’imprevedibilità dei gesti e dei gesti violenti di tutti noi. siamo delle bombe a orologeria.

  4. twinset 22 maggio 2006 alle 18:20

    Erica è oramai maggiorenne e finalmente può essere ritratta, pubblicata o mandata in onda senza fastidiosi problemi.Mentre il fotografo indugia sul sorriso o sull’entusiasmo della ragazza, una voce fuori campo legge le dichiarazioni che un giudice del tribunale dei minori, molto assiduo degli Studi e avvezzo alle telecamere,ha rilasciato ai giornali.Si parla di “ritorno al concetto di detenzione come forma di espiazione” .
    Iimmancabile lo psichiatra irincara la dose proponendo l’affidamento di Erica ad una comunità perchè, il carcere,sostiene lui, è una struttura che “protegge” ,”rassicura” e in qualche modo “coccola”,impedisce insomma alla detenuta,un funzionale rapporto con la “realtà”.
    Espiazione,detenzione,carceri che coccolano..realtà con le quali rapportarsi ,sono parole che contestualizzate hanno probabilmente un senso ma che elargite frammentandole a caso nello spazio di pochi secondi ci raccontano soltando di una Erica tranquilla serena e che irresponsabilmente,come l’infame di ben nota memoria…sorride.Il mostro è servito.Modalità soft per il pubblico del pomeriggio.

  5. NoodlesD 22 maggio 2006 alle 19:45

    spero solo che in tutti questi “casini” mediatici non si finisca per scarcerarla dopodomani…

  6. latendarossa 22 maggio 2006 alle 22:08

    Anche ame ha fatto un certo effetto vedere il suo volto. Sembra una ragazza come tante, la partita di pallavolo…non so penso solo a quanta ragione avesse Hannah Arendt quando parlò di banalità del male. Credo sia proprio questo a spaventarci: il fatto che una ragazza apparentemente normale, uguale a tante, abbia potuto fare quel che ha fatto. E sorrida.

  7. NoodlesD 23 maggio 2006 alle 0:37

    mi sa che la arendt aveva parecchia ragione dalla sua… si si

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: