Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il regista di matrimoni (Marco Bellocchio, 2006)

L’ultimo film di Bellocchio è una fiaba chiamata a veicolare con le sue consolidate strutture narrative due temi portanti: la crisi dell’artista e la conseguente ricerca della realtà oltre lo schermo e la finzione. La costruzione ardita potrebbe fuorviare e scoraggiare qualche spettatore, giacché, come hanno scritto, Il regista di matrimoni è il racconto di un unico interminabile presente, una giornata pirandelliana, parabola del regista in crisi in fuga e in cerca di un’impalpabile completezza, tramutato suo malgrado in paladino di una principessa rinchiusa in una reggia diroccata, guardata a vista da due cani e da un padre-principe tutto proteso alla conclusione di un matrimonio finanziariamente riparatore.
Sulla scorta del racconto manzoniano, chiamato a fare da battistrada all’intera vicenda (ed esplicitamente citato: il film da cui fugge il nostro Elica è un’ennesima versione cinematografica de I promessi sposi) il principe-regista cercherà di uscire dallo scacco creativo dirigendo per una volta la realtà stessa, scagliandosi contro i bravi che essa produce, cercando di incidervi direttamente alla ricerca di una motivazione più forte che sappia sganciarlo dall’afasia creativa del suo studio di produzione.
Il regista di matrimoni è un racconto per immagini in cui abbondano i silenzi, è un film che racconta attraverso la pura visione, accostando scene e quadri apparentemente slegati fra loro, uniti però da una più complessi richiami pittorici. Spesso l’immagine è veicolata da una telecamerina digitale, segno dell’impero dell’eterodiretto e dello spaesamento dell’autore cui sfugge il proprio mezzo narrativo che finisce per raccontare la realtà prescindendo dall’artista stesso.
La riconciliazione di questo strappo è affidata allo spettatore, di fronte ai “finali” del film. Se vogliamo, è l’approdo ultimo di quell’idea dell’alternarsi continuo tra sogno, creazione artistica e realtà che viveva anche il Guido felliniano. Ma nel mondo di Bellocchio l’artista è chiamato anche a un contributo politico; Il regista di matrimoni è un film autobiografico, un’autobiografia creativa che però intende parlare dell’Italia, dell’Italietta dove sono “i morti a farla da padrone” (frase chiave del film) e dove un regista (un ottimo Cavina) arriva a fingersi morto per attrarre su di sé quell’attenzione che la critica gli ha sempre negato.
In questo ultimo elemento il film non tiene tutte le promesse, forse tentando di inglobare “un’invettiva” personale (Venezia 2005?), ma che si fa troppo violenta per agglomerarsi perfettamente all’altra parte del film, più riflessiva, meno verbosa e più direttamente affidata al cinema filmato, invece che parlato.
Elica è un emulo del Picciafoco de L’ora di religione, una nuova figura di artista perso in cerca di risposte, con lo sguardo stanco, ma pronto a riattivarsi di un impagabile, perfetto Castellitto. La mano di Bellocchio stavolta è meno felice, non smussa perfettamente tutti i passaggi e le varie storie sono intrecciate con qualche passaggio tortuoso, ma l’idea che v’è alla base è grande e alta e la sua realizzazione in immagini spesso toglie il fiato.

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5 risposte a “Il regista di matrimoni (Marco Bellocchio, 2006)

  1. mafaldablue 27 aprile 2006 alle 16:48

    come al solito la tua recensione è azzeccatissima e la condivido in toto. Anche a me continua a piacere di più l’ora di religione. Però questo film ha un fascino indubbio dato dall’intrecciarsi di realtà e arte. Ed è un film che non risulta mai noioso tra l’altro ma si vede con piacere dall’inizio alla fine. Un po’ Manzoni alla rovescia un po’ Pirandello. Però appunto: fuorvi a e scoraggia qualche spettatore: all’uscita dal cinema c’era gente inferocita. Ma cosa si aspettavano di vedere?

  2. UnoDiPassaggio 28 aprile 2006 alle 12:46

    Espongo adesso un punto di vista piccino picciò e paracampanilistico. La riuscita dell’atmosfera sospesa e ipnagogica che si proponeva Bellocchio è confermata anche dal fatto che, nonostante il film sia stato girato praticamente nella mia zona (anche dietro casa mia), non mi sia mai messo ad esclamare “oh, guarda qui dov’è!” indicando lo schermo. ^^ Un mondo altro, appunto, filmico, interiore.

  3. NoodlesD 28 aprile 2006 alle 22:39

    @maf forse si aspettavano di vedere il Trio solenghi-marchesini-lopez ^_^

    @uno a me è capitata una sensazione simile con Mater Natura, addirittura girato anche a casa mia e nel mio giardino 😛 [con le dovute differenze estetiche si capisce]

  4. JerryGarcia85 2 maggio 2006 alle 1:24

    Tortuoso sì, e anche imperfetto. Ma una visione talmente radicale e personale da superare ogni dubbio, vanificare ogni appunto. Come l’ultimo Malick. I miei film dell’anno, oltre al Caimano naturalmente.

  5. NoodlesD 2 maggio 2006 alle 11:58

    perfettamente d’accordo, per fortuna sono segnali buoni per il cinema italiano e la sua ripresa.

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