Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Titanic (James Cameron, 1997)

Quanta acqua. Troppa: a livelli che o ci passa la voglia di bere o si viene incalzati da un bisogno urinario impellente. La storia dei successi al cinema è buffa, fosse un po’ rotonda, come il pallone e quindi inafferrabile (per certi versi)? Qui abbiamo certo una storia che non può non far colpo sul pubblico con tutti gli annessi e connessi – ah da questo punto di vista non ne manca uno eh?: lei è ricca, lui povero, ma lei lo ama lo stesso rinunciando a qualche tono da ragazza viziata dell’inizio; la madre di lei è una vecchia signora formale e attenta soprattutto a salvare il nome della famiglia (che manco a dirlo è piena di debiti e dunque urge il matrimonio col giovane ricco facoltoso); giovane ricco facoltoso tagliato letteralmente con l’accetta, antipatico al punto giusto, in modo che la sala lo schifi dopo due minuti e faccia subito il tifo per il giovin pittore; e non manca neanche la nouveau riche un po’ cafona ma dal cuore buono e che capisce e aiuta il giovin pittore… E poi chi riesce ancora ad ascoltare Celine Dion senza avere dei conati di vomito?! E specie quella canzone!
Se analizzato nella sua storia pretesto a bordo, che giustifichi il racconto della catastrofe, Titanic è un film di una banalità disarmante. Ma è ovvio – ed evidente – che ciò che interessa a Cameron sia soprattutto la nave e la tragedia nelle sue forme apocalittiche, destro per sfruttare nuove tecniche di ripresa, per mescolare arditi – allora – effetti speciali (ma tutta quell’intro con riprese da nation geographic… ma non poteva essere meno lunga? a tratti pensavo di vedermi spuntare Cousteau!). Questo anche perché Cameron che è un regista di tutto rispetto, autore di fantascienza tra i migliori, è però poco affine al racconto interiore e alle storie sentimentali per non cascare nei tranelli più hollywoodiani (la scena del primo incontro tra i novelli amanti di Verona è davvero fuori dalla credibilità). E anche il finale sentimental-tragico in realtà rinuncia al realismo e da comunque la vittoria “morale” e post-mortem al giovin pittore, perché, come si affretta a narrarci la vegliarda Rose, il bellimbusto che doveva sposare poi non l’ha più sposato e inoltre il bellimbusto s’è suicidato durante il crac del ’29… [Oooh: mi sembra già di sentire l’ovazione del pubblico].
Insomma Titanic – a mio modesto parere – resta un film un po’ imbalsamato. Sia chiaro, molto bello e davvero ammirevole per la costanza e la volontà del regista di raccontarne la storia, con alcune scene di grande effetto e non banali sulla tragedia dei poveri. Ma è un po’ troppo sbilanciato tra racconto intimo (poco riuscito) e racconto epico (più consono al regista). Il punto è che Titanic è un bel film gonfiato a capolavoro, ed è stato gonfiato talmente troppo che alla fine è esploso: paradossalmente le voci e il trionfo plateale ricevuto ne hanno oscurato anche i meriti reali.

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6 risposte a “Titanic (James Cameron, 1997)

  1. Ellend 19 aprile 2006 alle 6:32

    banalità disarmante…
    concordo in pieno
    claps claps claps :o)

  2. UnoDiPassaggio 20 aprile 2006 alle 1:56

    Per la prima volta non concordo affatto e neanche parzialmente. “Titanic” l’ho sempre difeso a spada tratta contro tutto e tutti. Un capolavoro “elementare” che è stato sgonfiato, per parafrasarti, a un film soltanto “ben fatto”. Perdonami. ^^
    (..e mi/ti risparmio la filippica contro “The Passion”, uno dei pochi film che ho odiato profondamente..)

  3. NoodlesD 20 aprile 2006 alle 2:28

    be’ non si può essere sempre incensati ^_^
    e come si suol dire ognuno ha le sue opinioni. a me sembra che su The passion – che NON è riuscitissimo – pesi forse un po’ una critica extra-cinematografica.

  4. UnoDiPassaggio 20 aprile 2006 alle 14:03

    Allora mi provochi. ^^ Su The Passion magari pesasse solo la critica extra-cinematografica. Tolta quella, ci sono una pacchianeria e una volgarità tali che il Cecil B. De Mille più ubriaco e invasato sembra compagno di merende di Robert Bresson.

  5. UnoDiPassaggio 20 aprile 2006 alle 14:05

    Aggiungo. Il problema è che The Passion purtroppo E’ riuscitissimo. Tale e quale il suo regista lo voleva e tutti si aspettavano che fosse.

  6. NoodlesD 20 aprile 2006 alle 14:47

    be’ forse c’è qualche formalismo un po’ becero (il primissimo piano di Gesù che traccia col dito nell’arena la linea che separa la Maddalena dal popolo inferocito), però non so a me non sembra così terrificante preso nell’insieme.

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